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Corporativo

Il principio corporativo

Un sistema economico e sociale basato sull’autogoverno professionale e sulla solidarietà di categoria attraverso le corporazioni e le gilde.

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Unione e Autonomia: il Principio Corporativo

Il principio corporativo nel distributismo è un pilastro fondamentale concepito come una terza via che supera sia il liberalismo individualista che il collettivismo statalista. Non si tratta di un ritorno a vecchie forme autoritarie ma di un sistema basato sull’autogoverno professionale e sulla democrazia partecipativa, riducendo il perimetro di intervento statale in economia e nel terzo settore.

L’uomo è infatti per sua natura un essere sociale e gran parte di questa socialità si manifesta nella dimensione lavorativa, il secondo luogo (dopo la famiglia) dove l’io scopre la necessità “costitutiva” della relazione con altre persone. Il distributismo riconosce che il luogo di lavoro non è quindi solo un contesto in cui l’attività umana è finalizzata al sostentamento o all’arricchimento, ma un ambiente in cui le persone dovrebbero primariamente cooperare e prosperare insieme. Il principio corporativo offre una struttura per questa cooperazione, proponendo che tutti gli individui di un medesimo settore lavorativo facciano parte di un’unica aggregazione professionale, ovvero un corpo intermedio. Questo corpo intermedio non è un’entità statale, ma una struttura partecipativa che opera autonomamente.

Al suo interno, i membri hanno la possibilità di discutere e decidere collettivamente su questioni cruciali per la loro professione e per la loro comunità produttiva o distributiva, disciplinando o intervenendo su temi quali ad esempio il codice comportamentale, la regolazione dell’offerta (il livello qualitativo, le filiere d’approvigionamento e il costo dei prodotti e dei servizi), la tutela solidale dei suoi membri (che da competitor divengono colleghi), i percorsi di formazione per introdurre gli apprendisti alla gestione di attività esistenti o nuove.

LA NOSTRA VISIONE

Questa riorganizzazione del mondo del lavoro avrà effetti profondi sulla società. In primo luogo desautorando la figura del burocrate statale il potere decisionale viene riportato nelle mani dei cittadini. Questo modello di democrazia partecipativa rafforza la responsabilità e la capacità di autodeterminazione delle comunità. Inoltre un contesto stabile e supportivo come quello delle corporazioni crea le condizioni ideali affinché i talenti dei singoli possano svilupparsi appieno. Questo a sua volta rafforza la capacità produttiva dei singoli territori e promuove la distribuzione della proprietà privata. La cooperazione locale sostituisce la competizione sfrenata e il lavoro non è più un mezzo per l’arricchimento di pochi ma uno strumento per il benessere e la prosperità di tutti i membri della comunità.

"Il mondo moderno ha cercato invano di fare a meno delle corporazioni; e sta già cominciando, a poco a poco, a ricostituirle. Per ogni mestiere ci vuole una gilda, per ogni arte un'accademia"

I punti programmatici

Per rafforzare il sistema corporativo e ridurre l’intervento dello Stato, i punti programmatici si concentrano sulla delega di poteri e responsabilità ai corpi intermedi, promuovendo l’autonomia e la sussidiarietà. L’obiettivo è trasferire le decisioni economiche e sociali dal centro burocratico statale alle comunità commerciali e professionali locali.

  • Trasferire alle corporazioni professionali il potere di gestire direttamente la formazione, l'accreditamento e il rilascio di licenze per i propri membri, eliminando la necessità di burocrazie statali centralizzate, accelerando i processi e rendendoli più pertinenti alle esigenze di ogni settore
  • Concedere a ogni corporazione la facoltà di stabilire i propri standard di qualità, codici etici e regole interne di condotta
  • Le corporazioni assumono la responsabilità della gestione del mercato del lavoro nel proprio settore. Questo include la negoziazione dei salari minimi, la supervisione delle condizioni di lavoro e la regolamentazione dei contratti, eliminando l'intervento dello Stato in questi ambiti e permettendo una maggiore flessibilità e adattabilità alle dinamiche del settore
  • Ridurre la tassazione centrale e permettere a ogni corporazione di riscuotere una quota sui propri membri, destinata a finanziare le proprie attività (formazione, assistenza, tutela). In questo modo, il denaro rimane all'interno del corpo professionale e non viene disperso in apparati statali inefficaci
  • Promuovere la nascita di banche e casse di credito gestite dalle stesse corporazioni. Questi istituti finanziari erogano prestiti e finanziamenti ai propri membri, favorendo lo sviluppo di piccole imprese e artigiani, e allontanandosi dalle logiche speculative delle grandi banche

OPINIONI ILLUSTRI

La fine delle gilde o corporazioni, nella storia del mondo occidentale, non fu determinata da una rivolta popolare, ma dal progressivo svuotamento del loro potere reale da parte di quelle forze economiche e finanziarie elitarie che incominciarono ad affermarsi politicamente con la rivoluzione francese, della quale furono le principali sostenitrici. Fu la rivoluzione francese che iniziò infatti il processo, tuttora in corso, di sottrazione delle libertà economico-sociali concrete a favore di una libertà astratta.

"Homo naturaliter est animal social"

Dottore della Chiesa

“L'idea delle gilde e delle corporazioni è l'impresa di portarci indietro al mondo della realtà, di basare la nostra vita sociale sui fatti essenziali (come la produzione di grano e di buona musica), invece che di chiedere ai nostri legislatori di divertirsi - ed annoiare noi - con le più vaghe delle generalizzazioni”

Giurista e studioso

“L'ordinamento sociale sarà veramente saldo e stabile solo quando, appoggiandosi sulle Corporazioni, come su propri elementi organici, sarà retto dal principio direttivo della sussidiarietà”

Pontefice della Chiesa Cattolica

“Una delle speranze del sistema delle gilde e delle corporazioni è che sosituirà i confusi idealisti, che giocano con le loro fantasie ombrose, e metterà al loro posto persone con la testa quadrata che considereranno i fatti”

Giurista e studioso

"Il mondo moderno ha cercato invano di fare a meno delle corporazioni; e sta già cominciando, a poco a poco, a ricostituirle. Per ogni mestiere ci vuole una gilda, per ogni arte un'accademia"

Intellettuale, fondatore del Distributismo

“Una delle speranze del sistema delle gilde e delle corporazioni è che sosituirà i confusi idealisti, che giocano con le loro fantasie ombrose, e metterà al loro posto persone con la testa quadrata che considereranno i fatti”

Giurista e studioso

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