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Corporazioni di arti e mestieri

I corpi intermedi

L'attualità delle corporazioni

Il termine “corporazione” oggi ha un’accezione per lo più negativa. Il termine “corporazione” ha assunto oggigiorno un’accezione per lo più negativa, associandosi indebitamente o al concetto anglosassone di corporations, entità economiche private proprie del sistema liberal-capitalista e devote più al lucro su scala globale che al bene comune e diffuso delle comunità, o al fascismo e al suo tentativo negli ‘30 di riesumare il principio corporativo a partire però da una visione fortemente statalista e centralista, incompatibile con il Distributismo e la Dottrina Sociale della Chiesa.

In questo senso la Dottrina Sociale della Chiesa, che, come già più volte ribadito, si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà e non certo solo ai cattolici, invita le persone a prendere consapevolezza della propria natura sociale, “homo hominis amicus”, diceva San Tommaso d’Aquino, in alternativa all’”homo hominis lupus” di hobbesiana memoria, che rappresenta invece lo spirito di fondo dello Stato Servile, cioè dell’alleanza tra grande Stato e grande capitale. 

Le gilde o corporazioni di arti e mestieri, da questo punto di vista, secondo il Distributismo, costituiscono quei contenitori sociali naturali ed organici che, universalmente, consentono di trasformare dalla potenza all’atto tale intrinseca socialità e di attuare nella propria concreta vita socio-lavorativa i principi di sussidiarietà, solidarietà e bene comune, contribuendo così al benessere dell’uomo in quanto uomo. Raggruppano infatti tutti coloro che condividono lo stesso ambito lavorativo e territoriale, al di là di ogni appartenenza di classe e di censo. Per esempio la Gilda della Salute vede la partecipazione attiva di medici, infermieri, altro personale sanitario ed anche una rappresentanza di pazienti e familiari dei pazienti. Funzionano secondo un metodo partecipativo democratico basato sulle competenze e si occupano di tutte le questioni concrete che riguardano la vita economico-lavorativa e sociale dei propri membri (qualità dei servizi e beni prodotti, remunerazioni massime e minime, formazione, previdenza sociale, assistenza pensionistica).

Esse sono in sintesi gli strumenti più adeguati e sostenibili per realizzare una compiuta e reale democrazia, per redistribuire al massimo grado possibile il potere tra la popolazione secondo un criterio di equità. Non possono quindi essere comparate alle corporazioni fasciste, che furono espressione di uno Stato centralista ed autoritario, in cui il potere era fortemente concentrato nelle mani di pochi, come d’altronde succede nel capitalismo e nel socialismo. Tanto meno possono essere paragonate alle corporazioni capitaliste, composte da individui della stessa classe sociale ed accomunate da un unico interesse: il profitto.

Le corporazioni distributiste sono invece espressione della società civile nelle sue forme composite ed hanno come fine la regolazione condivisa delle attività dei suoi membri e la massima possibile diffusione della proprietà produttiva, condizioni necessarie per garantire la stabilità economica e la prosperità della comunità di cui sono parte integrante.

Esse sono in sintesi l’unica valida alternativa al sistema di rappresentanza dei partiti, che oggi rappresenta a tutti gli effetti l’instrumentum regni dell’oligarchia economico-finanziaria.

I corpi intermedi

L'attualità delle corporazioni

Il termine “corporazione” oggi ha un’accezione per lo più negativa. Il termine “corporazione” ha assunto oggigiorno un’accezione per lo più negativa, associandosi indebitamente o al concetto anglosassone di corporations, entità economiche private proprie del sistema liberal-capitalista e devote più al lucro su scala globale che al bene comune e diffuso delle comunità, o al fascismo e al suo tentativo negli ‘30 di riesumare il principio corporativo a partire però da una visione fortemente statalista e centralista, incompatibile con il Distributismo e la Dottrina Sociale della Chiesa.

In questo senso la Dottrina Sociale della Chiesa, che, come già più volte ribadito, si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà e non certo solo ai cattolici, invita le persone a prendere consapevolezza della propria natura sociale, “homo hominis amicus”, diceva San Tommaso d’Aquino, in alternativa all’”homo hominis lupus” di hobbesiana memoria, che rappresenta invece lo spirito di fondo dello Stato Servile, cioè dell’alleanza tra grande Stato e grande capitale. 

Le gilde o corporazioni di arti e mestieri, da questo punto di vista, secondo il Distributismo, costituiscono quei contenitori sociali naturali ed organici che, universalmente, consentono di trasformare dalla potenza all’atto tale intrinseca socialità e di attuare nella propria concreta vita socio-lavorativa i principi di sussidiarietà, solidarietà e bene comune, contribuendo così al benessere dell’uomo in quanto uomo. Raggruppano infatti tutti coloro che condividono lo stesso ambito lavorativo e territoriale, al di là di ogni appartenenza di classe e di censo. Per esempio la Gilda della Salute vede la partecipazione attiva di medici, infermieri, altro personale sanitario ed anche una rappresentanza di pazienti e familiari dei pazienti. Funzionano secondo un metodo partecipativo democratico basato sulle competenze e si occupano di tutte le questioni concrete che riguardano la vita economico-lavorativa e sociale dei propri membri (qualità dei servizi e beni prodotti, remunerazioni massime e minime, formazione, previdenza sociale, assistenza pensionistica).

Esse sono in sintesi gli strumenti più adeguati e sostenibili per realizzare una compiuta e reale democrazia, per redistribuire al massimo grado possibile il potere tra la popolazione secondo un criterio di equità. Non possono quindi essere comparate alle corporazioni fasciste, che furono espressione di uno Stato centralista ed autoritario, in cui il potere era fortemente concentrato nelle mani di pochi, come d’altronde succede nel capitalismo e nel socialismo. Tanto meno possono essere paragonate alle corporazioni capitaliste, composte da individui della stessa classe sociale ed accomunate da un unico interesse: il profitto.

Le corporazioni distributiste sono invece espressione della società civile nelle sue forme composite ed hanno come fine la regolazione condivisa delle attività dei suoi membri e la massima possibile diffusione della proprietà produttiva, condizioni necessarie per garantire la stabilità economica e la prosperità della comunità di cui sono parte integrante.

Esse sono in sintesi l’unica valida alternativa al sistema di rappresentanza dei partiti, che oggi rappresenta a tutti gli effetti l’instrumentum regni dell’oligarchia economico-finanziaria.

Il mondo moderno ha cercato invano di fare a meno delle corporazioni; e sta già cominciando, a poco a poco, a ricostituirle. Per ogni mestiere ci vuole una gilda, per ogni arte un'accademia

- G.K. Chesterton

LE GILDE DISTRIBUTISTE

GILDA DELL’ALIMENTAZIONE

La Gilda dell’Alimentazione è associazione corporativa, pluralista e non partitica, nata per superare la frammentazione del settore e promuovere una comunità di lavoro fondata su una concezione organica della societàEssa accoglie tutte le persone che lavorano prevalentemente nel comparto alimentare, indipendentemente dal loro orientamento politico o religioso.

GILDA DELLA SALUTE

La Gilda della Salute è un’associazione corporativa, pluralista e non partitica, nata per riunire le persone che lavorano prevalentemente nel settore della sanità. Il suo fine è ristabilire valori cruciali nell’attività degli operatori sanitari, contrastando l’ingerenza di un’oligarchia economico-finanziaria monopolista e della partitocrazia.

GILDA DELL’ALIMENTAZIONE

La Gilda dell’Alimentazione è associazione corporativa, pluralista e non partitica, nata per superare la frammentazione del settore e promuovere una comunità di lavoro fondata su una concezione organica della societàEssa accoglie tutte le persone che lavorano prevalentemente nel comparto alimentare, indipendentemente dal loro orientamento politico o religioso.

GILDA DELLA SALUTE

La Gilda della Salute è un’associazione corporativa, pluralista e non partitica, nata per riunire le persone che lavorano prevalentemente nel settore della sanità. Il suo fine è ristabilire valori cruciali nell’attività degli operatori sanitari, contrastando l’ingerenza di un’oligarchia economico-finanziaria monopolista e della partitocrazia.

OPINIONI ILLUSTRI

La fine delle gilde o corporazioni, nella storia del mondo occidentale, non fu determinata da una rivolta popolare, ma dal progressivo svuotamento del loro potere reale da parte di quelle forze economiche e finanziarie elitarie che incominciarono ad affermarsi politicamente con la rivoluzione francese, della quale furono le principali sostenitrici. Fu la rivoluzione francese che iniziò infatti il processo, tuttora in corso, di sottrazione delle libertà economico-sociali concrete a favore di una libertà astratta.

"Homo naturaliter est animal social"

Dottore della Chiesa

“L'idea delle gilde e delle corporazioni è l'impresa di portarci indietro al mondo della realtà, di basare la nostra vita sociale sui fatti essenziali (come la produzione di grano e di buona musica), invece che di chiedere ai nostri legislatori di divertirsi - ed annoiare noi - con le più vaghe delle generalizzazioni”

Giurista e studioso

“L'ordinamento sociale sarà veramente saldo e stabile solo quando, appoggiandosi sulle Corporazioni, come su propri elementi organici, sarà retto dal principio direttivo della sussidiarietà”

Pontefice della Chiesa Cattolica

“Una delle speranze del sistema delle gilde e delle corporazioni è che sosituirà i confusi idealisti, che giocano con le loro fantasie ombrose, e metterà al loro posto persone con la testa quadrata che considereranno i fatti”

Giurista e studioso

"Il mondo moderno ha cercato invano di fare a meno delle corporazioni; e sta già cominciando, a poco a poco, a ricostituirle. Per ogni mestiere ci vuole una gilda, per ogni arte un'accademia"

Intellettuale, fondatore del Distributismo

“Una delle speranze del sistema delle gilde e delle corporazioni è che sosituirà i confusi idealisti, che giocano con le loro fantasie ombrose, e metterà al loro posto persone con la testa quadrata che considereranno i fatti”

Giurista e studioso