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Referendum giustizia

Il Movimento Distributista Italiano, in relazione al Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo, diffonde la seguente nota ufficiale.

referendum giustizia 2026:

la posizione del movimento


La consultazione referendaria vede su due poli contrapposti i sostenitori del SI e del NO. In entrambe le posizioni rileviamo elementi di verità.

Il sorteggio di componenti qualificati – tanto contestato dai sostenitori del NO – è un meccanismo così antico che rimanda alla Democrazia ateniese, laddove 600 dei 700 magistrati per oltre duecento anni erano sorteggiati. Non rappresenta pertanto una prassi abominevole o totalitaria quale viene prospettata da certe fazioni della politica o della magistratura, essendo ben radicata nelle prassi ed esperienze giuridiche fondative della democrazia.

Allo stesso tempo la denuncia circa l’urgenza di separare le carriere, non è supportata da dati legati alla realtà, considerando che solo una percentuale assolutamente trascurabile dei magistrati effettua tale cambiamento di carriera: in questo caso è evidente che la narrazione emergenziale supera la realtà dei fatti. Casi abominevoli di recente memoria in materia di amministrazione della giustizia potrebbero ripresentarsi, essendo legati più al fattore umano che istituzionale in senso stretto e già esistono gli strumenti per punire tali abusi.

Ciò che riteniamo più aderente alla realtà, è che un referendum di tale portata istituzionale divenga l’ennesima occasione per dividere il corpo sociale sull’amministrazione della sua stessa giustizia, come è caratteristico degli assetti istituzionali e costituzionali partitocratici. A questo si aggiunga il fatto che i problemi che più direttamente toccano il cittadino comune, quali la lentezza procedure e la protezione per i più deboli, non saranno di fatto impattati da una simile riforma. Una grande divisione del corpo sociale, per un impatto minimo sulla vita del cittadino comune.

Il Distributismo da sempre e per sua natura sostiene un assetto istituzionale di “democrazia specializzata“, che si esprime nelle gilde o corporazioni di arti e mestieri, unico strumento popolare in grado di arginare la penetrazione del grande capitale nelle istituzioni, restituendo al contempo vera autodeterminazione alla persona chiamata a esprimersi sulle materie nelle quali ha adeguata competenza ed esperienza. Alla parvenza di libertà atomizzata contrapponiamo una visione di partecipazione organica alla complessità della società.

Coerentemente a questo, e rilevando che l’amministrazione della giustizia sia una necessità che trascende qualsiasi tipologia di assetto istituzionale, affermiamo che sia possibile esprimere un voto, se e solo se la persona si ritenga adeguatamente specializzata e/o preparata per esprimerlo in piena consapevolezza sull’impatto che il proprio voto avrà.

In assenza di tale imprescindibile presupposto, si suggerisce l’astensione per non assecondare chi fa della divisione la propria modalità e cifra operativa.

IL COMITATO DIRETTIVO

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